Che cos’è la linguistica pragmatica? Una dimostrazione pratica del perché “il non detto rovina i rapporti”

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Che cos’è la linguistica pragmatica? E a cosa mi serve conoscerla?

Ti faccio una promessa: se continui a leggermi non solo capirai che cos’è e a che cosa serve, ma saprai anche perché è importante conoscerla.

Già, ma tu che titoli hai per parlarne?! Non ti rendi conto che ci sono anche persone che ancora non ti conoscono che atterrano sul tuo blog?! E manco ti presenti?!

È vero. Hai ragione. Rimedio subito…

Mi chiamo Chiara Scanavino e per anni mi sono occupata delle lingue, in particolare del tedesco.

Fino a qualche mese fa ho aiutato gli italiani in Germania, in particolare gli ingegneri, a integrarsi meglio a livello lavorativo e sociale.

Poi ho deciso di mollare: c’è troppa concorrenza!

Si, ma dai che poi ci ripensi…

NO!! NON ho più nessuna voglia di insegnare tedesco. E se dico una cosa, poi la faccio anche.

E quindi assolutamente NO. Niente più lezioni di tedesco.

E cosa vorresti fare, allora?

Innanzitutto voglio scrivere per ritrovare me stessa.

Perché vedi… io sono una persona con molti interessi. E vorrei poter trovare un modo per potermi occupare un po’ di tutto rimanendo in salute.

Le lezioni di tedesco, infatti, mi stavano sovrastimolando.

Quindi, per ora, il mio piano è il seguente:

  1. scrivere articoli per imparare a creare relazioni;
  2. trovare nuove collaborazioni;
  3. imparare a gestire un progetto di lavoro da sola (non ho mai lavorato da project manager);
  4. diventare coach della comunicazione (ho fatto il liceo della comunicazione a Torino);
  5. trovare il modo per finanziare progetti nell’ambito della comunicazione che siano a vantaggio dell’intera umanità.

Ma questo è un altro discorso…

Veniamo quindi a noi:

Che cos’è la linguistica pragmatica? E a cosa mi serve conoscerla?

Che cos'è la linguistica pragmatica: una storia personale

Partiamo con una storia personale che inizia a maggio 2021.

Era ancora primavera, ma qui a Bonn c’erano anche giorni in cui faceva già caldo. Si stava già in maniche corte.

In quel periodo avevo diversi problemi, sia a livello lavorativo sia a livello famigliare.

Non riuscivo a farmi ascoltare da mio figlio.

E io avevo appena perso tantissimi soldi per un progetto che non aveva né capo né coda.

Lo dico molto onestamente. Questa era la situazione.

Dovevo fare immediatamente qualcosa, altrimenti la situazione sarebbe solo potuta peggiorare.

È così che ho deciso di prendermi le mie responsabilità e di iniziare un percorso di crescita personale.

Perché era evidente che se il mio progetto imprenditoriale fino ad allora non decollava la responsabilità era solamente mia.

Ed era altrettanto evidente che se mio figlio non mi ascoltava era perché c’era qualcosa che in me non andava.

Per questo ho deciso di fare un percorso di crescita personale con Silvia Abrami, life coach e counselor che seguivo da tempo su Facebook e che ho sempre considerato un punto di riferimento: ha le caratteristiche psicografiche del mio cliente ideale. 

Ehm, Chiara, parla come mangi… Che cosa sono le caratteristiche psicografiche?

Beh, quando scrivi o fai un video, tu hai in mente una persona a cui parlare. E deve essere una persona concreta, con determinate caratteristiche demografiche (età, sesso, luogo in cui vive, interessi, hobby, ecc.) e psicologiche (credenze erronee o limitanti).

Sono caratteristiche assolutamente indipendenti dalla persona concreta a cui stai pensando. Ma quando cerchi di creare relazione, parlando con una persona specifica in mente inizierai ad attirare persone simili. E crei una rete di persone che le assomigliano.

Ma questo è un altro discorso…

Torniamo a noi.

Durante il percorso ho svolto diversi esercizi, dalla pianificazione al voice dialogue.

Perché vedi… noi siamo più di uno. Siamo Uno, Nessuno e Centomila.

E nella vita occorre trovare un equilibrio tra tutte queste nostre parti.

Chiara, ma cosa c’entra tutto ciò con il tema dell’articolo?

Beh, detta così effettivamente non c’entra nulla. Ma in realtà il nesso c’è eccome…

Perché vedi… all’interno del percorso Realizza Te Stessa, il percorso personale lungo di Silvia Abrami, c’è anche una visualizzazione per sciogliere i legami con il nostro passato.

È una cosa inevitabile che il nostro passato influenzi il nostro presente. Ma dobbiamo imparare anche a non farci determinare da chi siamo stati e da che cosa vogliono gli altri: noi siamo noi, non la nostra famiglia o la società.

Ma anche questo è un altro discorso.

Dicevamo: all’interno del percorso Realizza Te Stessa c’è una visualizzazione che si chiama “Visualizzazione del Taglio delle Corde”.

Devi immaginare di essere all’interno di una stanza con la persona che sta influenzando la tua vita attuale e devi immaginare di tagliare due corde dorate, che si sciolgono come se fossero burro.

E all’interno di quella visualizzazione c’è una frase nella quale ho sempre creduto molto.

Quale?

“Il non detto rovina i rapporti”.

Tutto questo per introdurre questa frase?! Chiara, ma non potevi essere più diretta nell’iniziare a raccontare la tua storia?!

Certo. Avrei sicuramente potuto farlo.

Ma vedi… Io al momento sono in una fase di crescita personale. E – come ti dicevo – ho bisogno di imparare a creare relazione.

Linguistica pragmatica: una dimostrazione pratica

Chiara, ti accorgi che stai andando fuori tema?!

Si, me ne accorgo. Ma lo sto facendo apposta.

Perché vedi… Non ha importanza se scrivi poco o tanto: è il valore delle informazioni contenute in un testo a stabilire se un articolo, una newsletter o un blog verrà letto o meno.

Chiara, ma che valore può avere quello che stai scrivendo?!

Beh, innanzitutto può averlo come spunto di riflessione: ci sono una marea di copywriter in tutto il mondo che stanno a pensare se è meglio scrivere un testo breve piuttosto che uno lungo.

E poi perché risponde in modo concreto alla domanda:

Che cos’è la linguistica pragmatica?

Ehm, Chiara… in che modo tutto questo racconto può spiegarmi che cos’è la linguistica pragmatica?!

Beh, diciamocelo onestamente…

Sto dimostrando concretamente che le cose si dicono o meno a seconda del contesto in cui ci si trova…

E non sto dicendo una banalità: tantissime volte le incomprensioni nascono perché gli interlocutori non si spiegano in modo adeguato.

Perché vedi… per una persona che ha cultura accademica questo testo non ha nessun valore. Mentre invece per la gente comune ne ha molto di più.

Mi evita di dare una definizione di linguistica pragmatica troppo aulica e piena di paroloni.

E allo stesso tempo mi permette anche di aiutare concretamente migliaia di persone.

Tramite questo testo ho risposto anche implicitamente aiutato tantissime categorie di italiani in Germania.

Ho aiutato i copywriter italiani in Germania a rispondere alla domanda: è meglio un testo lungo o breve?!

Ho aiutato i liberi professionisti a trovare la loro strada. Perché per avere successo in un’attività imprenditoriale occorre “sapere chi sei e farlo apposta” (Erica Holland, Change Business School).

Ho dimostrato di avere onestà intellettuale, “dando a Cesare quel che è di Cesare e a Dio quel che è di Dio”.

E spero di aver aiutato anche le aziende a migliorare i rapporti tra i lavoratori.

Perché vedi… In un’azienda ci ho lavorato pure io. E mi sono sentita sfruttata.

C’erano capi che ti pagavano poco o nulla.

E c’erano problemi di comunicazione tra i lavoratori: c’erano lavoratori tedeschi insieme a lavoratori di tutto il mondo. È inevitabile che si creino problemi di comunicazione.

Perché faccio questo?!

Perché vedi… scrivere è una cosa che mi è sempre venuta bene.

Sono linguista.

Sono germanista.

Ma prima di tutto sono italiana.

E tra la cultura italiana e quella tedesca ci sono differenze forti nel modo di ragionare e nel modo di dirsi le cose.

Nella mia esperienza, i tedeschi vanno dritti al punto e ti dicono le cose in faccia.

Talvolta diventano persino offensivi.

Gli italiani invece tendono a girare attorno alle cose.

E alla fine si crea un miscuglio interessante.

L’ho visto anche nell’ultimo mese con Silvia Abrami.

In che senso?

Ti racconto un ultimo episodio di cronaca che riguarda me e Silvia Abrami.

Non te lo racconterò per filo e per segno perché sarebbe violazione della privacy.

E al rispetto della legge ci tengo tanto. Anche per questo sono nel sindacato, anche se lavoro in proprio.

Ma che cosa è successo?

Nulla di grave. Ripeto: te lo racconto solo ed esclusivamente come fatto di cronaca.

Tra il giorno 11 e 13 febbraio 2022 sono andata al Miri Piri.

Dopo tanti anni, Silvia ritornava a fare i residenziali, una specie di ritiro spirituale laico.

Il giorno di San Valentino torno a casa.

E quando arrivo a Düsseldorf e riaccendo il telefono mi arrivano una marea di notifiche.

E mi arriva anche la newsletter di Silvia, alla quale avevo deciso di rispondere.

E allora?!

Da lì è partita una serie di incomprensioni che si sarebbero potute evitare…

Come mai?!

Perché è vero che “il non detto rovina i rapporti”.

Ma ogni tanto è anche vero il contrario.

Ogni tanto è anche il dire troppo a rovinare i rapporti.

Perché lei mi ha risposto di avere tantissimo lavoro.

E io, giustamente me la sono immaginata sotto stress.

E volevo chiederle scusa per il disturbo.

Ma siccome non potevamo vederci di persona, dovevamo leggerci tra le righe e non potevamo spiegarci a voce, è iniziato un ping-pong durato per giorni che mi ha fatto riflettere su una cosa.

Quale?

Che conoscere una persona su internet è possibile, ma è davvero difficile.

Perché o hai degli strumenti in mano potentissimi come la scrittura dei sé (si tratta di un esercizio presente all’interno del percorso di Silvia Abrami) che ti permettono di riflettere su tutte le possibili cose che la persona in questione ti sta cercando di comunicare.

Oppure si creano dei fraintendimenti enormi, tali da far credere di avere di fronte un criminale di internet. Anche se magari non è così.

È una cosa davvero problematica, che riguarda le aziende che lasciano fare smart working ai loro dipendenti, ma anche ogni singolo umano su questo pianeta.

Perché per via della Guerra in Ucraina e del Coronavirus siamo tutti in casa.

E i furti digitali sono aumentati.

Solo qui in Germania, secondo i dati di Statista.de, nel 2019 ci sono stati 294.665 casi di criminalità informatica.

E nel 2021, qui in Germania, la criminalità informatica ha causato danni alle aziende per ben 223,5 miliardi di euro (dati tratti da Statista.de).

criminalità informatica in Germania

È una questione grave a cui porre rimedio.

Per questo ho deciso di occuparmi della comunicazione informatica e di finanziare progetti innovativi riguardanti il settore della tecnologia. Tra questi ci saranno senz’altro anche la criminalità informatica e l’intelligenza artificiale.

Ringrazio ancora Silvia per avermi fatto vedere questo enorme problema che riguarda le aziende di tutto il mondo.

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Buona giornata

Chiara

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Recentemente ho iniziato a collaborare con il blog Donne che Emigrano all’estero in qualità di Resident Editor.

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