Il tedesco in Trentino-Alto-Adige tra dialetto, standard e lingua di contatto

Tedesco in Trentino Alto Adige
Anche se non esistono dizionari prodotti in regione, il Trentino-Alto-Adige ha una propria varietà standard di tedesco. Scopri qui le caratteristiche del tedesco in Trentino-Alto-Adige.
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Tabella dei Contenuti

Mercoledì 07.10.2020 in serata. Come tutte le sere sono sul divano insieme a mio marito e a mio figlio e ogni tanto faccio lo scroll del feed di Facebook.

Ad un certo punto, in un gruppo Facebook al quale sono iscritta, trovo il post di un’utente che chiede:

In tedesco gennaio si dice Januar, perché da Bolzano si sente dire Jaenner? Qual è corretto?

Sotto quel post c’erano numerosi commenti. E alcuni contenevano informazioni non corrette.

Quindi ho deciso che era il momento di fare chiarezza sull’argomento.

Qui di seguito presento gli studi sul tedesco in Trentino-Alto-Adige pubblicati negli ultimi anni. In particolare, esaminerò le pubblicazioni tra il 2010 e il 2020.

Chiara, e cosa trovo qui? Risponderò alle seguenti domande:

  1. perché in Trentino-Alto-Adige si parla tedesco?
  2. Come sono distribuite le comunità linguistiche nella regione?
  3. Quali sono le caratteristiche del tedesco in Trentino-Alto-Adige?
  4. Come viene usato il tedesco nella provincia autonoma.

Infine, vedremo alcuni esempi di contatto linguistico nella lingua parlata del Trentino-Alto-Adige.

Sei pronto? Si parte!

Il Trentino-Alto-Adige: delimitazione geografica

Prima di entrare nel vivo della presentazione è innanzitutto necessario fare alcune precisazioni terminologiche.

Anche le lingue sono soggette a principi economici. E in alcuni casi si abbreviano o troncano le parole. Ci sono sostanzialmente due motivi per questo fenomeno. Da una parte, infatti, troncando le parole la comunicazione è più immediata. Dall’altra, invece, il mittente pensa che il suo interlocutore abbia chiaro cosa intenda. E quindi abbrevia.

Questi troncamenti sono ben visibili per quanto riguarda il Trentino-Alto-Adige. Nella vita quotidiana, infatti, si parla sempre di Trentino o di Alto Adige indicando tutta la regione. Mentre il nome esteso di questa regione è usato nella lingua formale e burocratica.

Parlare di Trentino e di Alto Adige indicando l’intera regione è inesatto. Secondo l’art. 99 dello Statuto Speciale, “nella regione la lingua tedesca è parificata a quella italiana che è la lingua ufficiale dello stato”. Ma la lingua tedesca viene usata prevalentemente nella sola provincia di Bolzano.

Nel seguente articolo mi quindi riferirò esclusivamente alla provincia di Bolzano. Anche se, per rendere il discorso più fluido, talvolta utilizzerò le parole trentino e altoatesino come se fossero sinonimi.

Perché si parla tedesco in Trentino-Alto-Adige?

Entriamo quindi maggiormente nel vivo del discorso.

A questo punto potresti chiederti: Chiara, ma perché in Trentino-Alto-Adige si parla tedesco?

La spiegazione a questa domanda si trova sul sito web della Regione Trentino-Alto-Adige. Qui si può scoprire che tutto ha origine alla caduta dell’Impero Romano. Infatti,

La caduta dell’Impero rende le zone a sud e a nord dell’asse alpino facili prede delle scorrerie barbariche, fino all’arrivo nella seconda metà dell’anno 500 dei Longobardi, che nell’ ottica di rendere stabile l’occupazione della Penisola costituiscono il ducato di Trento, che come altre marche considerate di importanza strategica mantiene la sua funzione anche quando, nel 777 entra a far parte dell’Impero carolingio. Nella figura giuridico-amministrativa di ducato, poi marca del Sacro Romano Impero, il territorio alpino si configura sempre più come entità politico territoriale autonoma, tanto strategicamente importante da divenire oggetto di contesa fra i regnanti al potere dopo la dissoluzione dell’Impero di Carlo Magno. E’ in questo contesto storico che, nell’anno 888, la marca di Trento viene ceduta da Berengario, re della parte italiana dell’ormai smembrato impero carolingio, ad Arnolfo di Carinzia, sovrano del regno tedesco.

L’entrata della marca di Trento tra i feudi del regno tedesco porta i territori alpini a passare dalla signoria dei principi di Carinzia, alla casa di Sassonia fino a quella di Franconia, per assestarsi poi fra i domini del ducato di Baviera.

Vedi: http://www.regione.taa.it/Storia.aspx

L’insediamento di popolazioni barbariche che hanno mantenuto la loro lingua d’origine ha dato inizio alla storia del bilinguismo in Trentino-Alto-Adige.

Il bilinguismo del Trentino-Alto-Adige è quindi un retaggio storico che si è protratto fino ai giorni nostri. E questo nonostante la campagna di italianizzazione della regione durante il periodo fascista.

Come mai tutto ciò?, ti chiederai.

Beh, molto semplice. In una zona di montagna i contatti con altri popoli sono più complessi.

Già solo per questo motivo le zone di montagna tendono a essere più conservative per quanto riguarda le proprie tradizioni.

A ciò si aggiunge poi un altro fatto. Quale? Che non è possibile cancellare da un giorno all’altro quasi un millennio di storia. Infatti,

Con la concessione del Comitato di Trento, il vescovo aveva ricevuto poteri principeschi di ampiezza eccezionale per l’epoca: gerarchicamente inferiore soltanto all’imperatore, il vescovo ne esercitava tutte le funzioni pubbliche. Ma proprio quella carica ecclesiastica che lo poneva sopra le parti lo pregiudicava nell’esercizio dell’aspetto secolare delle funzioni di governo, soprattutto nell’ambito della difesa del territorio e dell’imposizione a volte forzata di leggi e gabelle. Nasce così la figura dell’avvocato della Chiesa.

Primo casato ad esercitare quest’ufficio quello dei conti di Flavon, ai quali subentrano, nel 1250, i conti del Tirolo, con i quali l’avvocazia diventa titolo ereditario, acquistando tanto potere da rovesciare il rapporto di sudditanza connesso all’incarico. La delega di difesa delle sovranità vescovili si trasforma così nello strumento che porterà il casato di Tirolo ad appropriarsi, pur con legittima investitura da parte del Principe vescovo, di gran parte dei feudi trentini, ponendo le basi per quella che sarebbe diventata la Contea del Tirolo.

La casata che tanto aveva mutato gli equilibri di potere del Principato si estingue nella seconda metà del 1300, con la morte di Mainardo III, erede di Margherita ultima contessa di Tirolo, che lascia i suoi possedimenti ai parenti più prossimi, i duchi d’Absburgo. Da quel momento, la nostra regione entra nell’orbita politica di quello che diventerà l’Impero Absburgico, che abbandonerà, in sostanza, soltanto con la Prima Guerra Mondiale.

Vedi: http://www.regione.taa.it/Storia.aspx

La realtà è però più complessa di come sembra.

Infatti, Ciccolone (2016:29) ricorda che “si tratta di un’area in cui la presenza dell’alloglossia germanofona è tutt’altro che residuale e mostra invece notevole vitalità linguistica e sociolinguistica, con un ampio spettro di varietà diatopiche sparse sul territorio nonché una stratificazione all’interno del repertorio che incorpora anche varianti specifiche dello standard”.

Per questo motivo, per Ciccolone (2016:29) l’Alto Adige è “un campo privilegiato di studio del contatto lingusitico tra italiano e tedesco”.

Chiara, ma che significa tutto ciò? Lo so. Chi non è un esperto di linguistica potrebbe rimanere un po’ smarrito. Ma se continuerai a leggermi, nel prossimo paragrafo troverai la risposta.

La distribuzione delle comunità linguistiche in Trentino-Alto-Adige

Dopo i cenni storici, passiamo all’oggi. In questo paragrafo descriverò quindi la distribuzione delle comunità linguistiche in Trentino-Alto-Adige.

La risposta a questa domanda è molto semplice. Pur essendoci delle minoranze linguistiche (es. i Sorbi in Germania o i croati, gli sloveni e gli ungheresi in Austria), la situazione di Germania e Austria è molto più omogenea, sul piano linguistico.

Al contrario, invece, in Svizzera e in Alto Adige sono presenti più comunità linguistiche.

Nell’articolo Dove si parla la lingua tedesca? dicevo che in Svizzera si parlano ufficialmente 3 lingue (tedesco, francese, italiano).

A esse si aggiungono poi il romancio (Rätoromanisch) e lo Schwiizertüütsch, il dialetto svizzero che per alcuni è una vera e propria lingua.

In Trentino-Alto-Adige la situazione è più o meno simile. Infatti, a livello ufficiale, in Trentino si parlano “solamente” l’italiano e il tedesco. Ma poi c’è il ladino, una lingua diffusa in Trentino-Alto-Adige, Veneto e Friuli-Venezia-Giulia. E poi ovviamente ci sono il dialetto trentino e quello delle singole vallate in Alto Adige.

Capire come sono distribuite sul territorio le comunità linguistiche aiuta quindi a capire meglio le relazioni tra le diverse comunità linguistiche. E quindi si può anche capire l’influenza delle varie lingue locali sul tedesco.

Ma ora veniamo al dunque…

Secondo quanto riportato da Ciccolone (2016:30),

Dai dati del censimento del 2011 risulta che il numero complessivo di residenti della provincia di Bolzano è di 505.067.

In totale sono state raccolte 453.272 dichiarazioni di appartenenza e aggregazione, così distribuite: 314.604 appartenenti al gruppo tedescofono (pari al 69,15% del totale), 118.120 appartenenti al gruppo italofono (pari al 26,47%) e 20.548 appartenenti al gruppo ladino (pari al 4,53%).

Riguardo al divario tra numero complessivo di residenti e dichiarazioni raccolte, il rapporto ASTAT segnala che la differenza è dovuta agli stranieri residenti censiti, alle persone con dimora abituale, ma temporaneamente assenti alla data del Censimento che non hanno quindi potuto rilasciare la dichiarazione e alle persone che non hanno voluto rendere la dichiarazione di appartenenza a gruppo linguistico.

Da ciò ne risulta quindi che:

  1. In Alto Adige (inteso come provincia di Bolzano) la lingua tedesca è parlata dalla maggioranza degli abitanti. E quindi il tedesco in Alto Adige è una lingua standard a tutti gli effetti. Non solo perché l’art. 99 dello Statuto Speciale riconosce pari dignità tra l’italiano e il tedesco. Ma anche e soprattutto perché la lingua madre della maggioranza della popolazione. Anche se non è regolamentato da dizionari e grammatiche pubblicate sul posto.
  2. Non tutti gli abitanti del Trentino hanno un buon rapporto con la situazione linguistica del territorio. Infatti, ci sono persone che per vari motivi hanno preferito non rispondere a questa domanda del censimento del 2011.

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A questo punto forse ti chiederai:ma perché nel censimento si chiedono anche quali lingue si parlano? Semplice. Chiedere le lingue parlate in casa, sul lavoro o in famiglia aiuta a capire la dimensione di una comunità linguistica. Quindi lo Stato organizza attività culturali per proteggere quella comunità linguistica a livello locale.

Esempio: nella provincia di Novara e alcune vallate della Valle d’Aosta (Gressoney) c’è una comunità Walser, che parla un dialetto tedesco. Si tratta di una comunità molto piccola e che rischia l’estinzione. Per questo, le regioni Valle d’Aosta e Piemonte cercano di proteggerla.

In Trentino-Alto-Adige però la dichiarazione di appartenenza ad una comunità linguistica ha un’altra funzione. Infatti,

sulla base di tale dichiarazione di appartenenza viene poi calcolata la “proporzionale etnica”, ovvero la distribuzione percentuale dei tre gruppi linguistici tramite la quale verranno poi calcolate le quote destinate ad ogni gruppo «nella formazione degli organi istituzionali, nella ripartizione delle risorse della provincia, nell’assunzione presso gli uffici pubblici, ecc.»” (Ciccolone 2016:30).

Tuttavia, quella che in origine era un modo per conoscere meglio la realtà del territorio e quindi trovare un modo per far sentire più integrati e più uniti i membri delle comunità linguistiche del Trentino-Alto-Adige si è rivelata un’arma a doppio taglio.

Come mai? Perché

la dichiarazione di appartenenza etnica sembra rappresentare più un ostacolo al bilinguismo che una vera garanzia dei diritti dei singoli gruppi linguistici, ignorando la realtà concreta dell’Alto Adige di oggi.

L’aspetto più controverso di tale dichiarazione e della legge della proporzionale etnica è che di fatto rappresenta una fotografia statica di una società che invece mostra notevole dinamicità, ignorando in particolare la realtà emergente delle ormai numerose famiglie bilingui (le quali devono comunque rilasciare una dichiarazione di aggregazione a uno dei tre gruppi etnici) nonché dei residenti di origine straniera. (Ciccolone 2016:30)

Infine, sempre come dice Ciccolone (2016:30-31), la concentrazione dei gruppi linguistici non è omogenea. Infatti,

Se si analizzano i dati demografici più nel dettaglio, osservando la distribuzione nei singoli comuni, si può notare una forte concentrazione degli italofoni nei centri urbani maggiori e dei ladini nelle aree storiche, ovvero Val Gardena e Val Badia.

In particolare, il gruppo italofono supera il 50% in soli cinque comuni: Bolzano (73,8%), Laives (71,5%), Salorno (61,85%), Bronzolo (62,01%) e Vadena (61,5%).

A Merano, si distribuisce quasi equamente col gruppo tedescofono (con percentuali rispettivamente di 49,06% e 50,47%). Tolti gli 8 comuni a maggioranza ladina, restano 103 comuni in cui è il gruppo linguistico tedesco ad essere maggioritario, quasi sempre con ampio margine: ben 77 di questi comuni hanno infatti una percentuale di tedescofoni superiore al 90%; in 26 di questi la percentuale supera il 98%.

Si tratta spesso di aree di alta montagna o valli laterali; in realtà territoriali come queste, la possibilità di comunicazione intergruppo è praticamente nulla.

Fonte: Ciccolone (2016:30-31).

Le caratteristiche del tedesco in Trentino-Alto-Adige

Veniamo quindi ora al dunque e descriviamo le caratteristiche del tedesco parlato in Trentino-Alto-Adige, i cosiddetti sudtirolismi.

All’interno di questo paragrafo troviamo quattro sottocapitoli. Essi sono: grammatica, semantica (o vocabolario), pragmatica e pronuncia.

Gli studi sul tedesco standard in Trentino-Alto-Adige non sono molti. La fonte principale per questo articolo è quindi il libro Lo standard tedesco in Alto Adige: L’orientamento alla norma dei tedescofoni sudtirolesi (Ciccolone 2010). In esso l’autore riporta alcune caratteristiche del tedesco altoatesino e indaga il modo in cui i sudtirolesi si orientano alla lingua tedesca standard.

Se ti interessasse approfondire l’argomento ti consiglio di leggere Saxhalber-Tetter & Lanthaler (1995), Lanthaler (1997), Eichinger (2001) oppure Abfalterer (2007).

Grammatica

Per quanto riguarda la grammatica in Alto Adige non ci sono delle caratteristiche peculiari.

Infatti, in Trentino-Alto-Adige si utilizza l’Österreichisches Wörterbuch e si usano grammatiche austriache. Di fatto, quindi, in Alto-Adige si parla un dialetto bavarese (meridionale) che segue le regole del tedesco austriaco.

Tuttavia, secondo Ciccolone (2010:125-126),

non si può parlare di un concreto orientamento verso lo standard austriaco (anche in virtù delle opposte valutazioni ricevute dai diversi austriacismi), quanto piuttosto di una generica tendenza a preferire forme del tedesco comune, quanto più “globali” possibile, scartando forme troppo marcate sia di provenienza austriaca che tedesca.

La varietà di tedesco che più frequentemente viene sostituita è quella tedesca, mentre le varianti STIR, quando non percepite come locali o appartenenti al dialetto (come Marende), mostrano di essere più valide delle varianti “bundesdeutsch” e delle varianti austriache.

Semantica

La maggioranza dei sudtirolismi si trova nell’ambito della semantica, ovvero nel vocabolario.

In particolare, il tedesco in Trentino-Alto-Adige è molto influenzato dal contatto con l’italiano. Pertanto, non solo si ha un fenomeno di code-switching. Ma esistono anche delle parole italiane che sono state integrate nella lingua tedesca.

Chiara, ma che cos’è il code-switsching? Il code-switching è un fenomeno molto che riguarda soprattutto le zone dove si parlano più lingue o le persone bilingui.

Il cervello non è in grado di gestire in modo identico più lingue. Quindi i bilingue hanno sempre una lingua in cui sono più forti e una lingua in cui sono più deboli. E quindi? Quindi, per facilitare la comunicazione, i parlanti passeranno da una lingua all’altra.

Es. “di mami unt di sabine worn convinte dass mirs når in dän obnd sogn net når sain ållä” (“La mamma e la Sabine erano convinte che noi glielo diciamo la sera, no? quindi sono tutte […]”; NG-19)” (Ciccolone 2016:39).

Come puoi vedere nell’esempio qui sopra, il parlante in quel determinato momento non ricordava più come si dice “convinte” in tedesco. E quindi inserisce la parola italiana al posto del tedesco überzeugt.

Ma ora veniamo a noi e riportiamo alcuni esempi di sudtirolismi per quanto riguarda il vocabolario.

Secondo Ciccolone (2010:60-61) e la seconda edizione del Variantenwörterbuch des Deutschen sono sudtirolismi le seguenti parole:

Variante sudtiroleseVariante gemeindeutsch

der Karabiniereder Polizist
der Hydraulikerder Klempner
die Carta bollata das Stempelpapier
das Autobüchldie Autozulassung
die Identitätskarteder Personalausweis
die Supplenz die Vertretung

A questo punto, forse ti starai chiedendo: Chiara, ma quanti sono effettivamente i sudtirolismi?

La risposta a questa domanda si può trovare in Ciccolone (2010:65-66), il quale afferma che:

Dal confronto tra le raccolte lessicografiche discusse precedentemente ed i sudtirolismi attestati nel “Variantenwörterbuch” emergono alcune tipologie di massima tra le varianti:

  1. Vi sono forme presenti solo nelle liste precedenti lo studio di Ammon (1995) per le quali non è quindi attestata la validità di standard e l’uso nei modelli testuali sudtirolesi almeno dal 1979; vi potrebbe quindi essere una variazione diacronica: forme prima in uso sono state rimpiazzate da forme del tedesco standard (ad es. “Abbonament”, rimpiazzato da “Abonement”>, che è “gemeindeutsch”);
  2. Vi sono forme attestate già nelle prime ricerche e presenti anche nel “Variantenwörterbuch” e segnalate come STIR [= abbreviazione di Südtirol nel “Variantenwörterbuch”, ndr.]; le varianti sembrano mantenere una certa continuità nel tempo, al limite presentando alcune variazioni ortografiche (ad es. “Carabinieri”);
  3. Sono presenti anche lemmi attestati in almeno una delle raccolte precedenti lo studio di Ammon (1995) per i quali il “Variantenwörterbuch” riporta forme diverse, evidenziando quindi una variazione diacronica (ad es. “Arbeitsbüchlein”, attestato in Pernstich 1981, a cui si confronta “Arbeitsbuch” segnalato come STIR nel “Variantenwörterbuch”);
  4. Vi sono infine lemmi segnalati come specifici per il Sudtirolo che si sostituiscono a varianti A [= abbreviazione di Austria nel “Variantenwörterbuch”, ndr.] e D [= abbreviazione di Germania nel “Variantenwörterbuch”, ndr.] diverse, per le quali è attestata o è ipotizzabile un’origine dialettale (ad es. “Marende”), oppure altri casi per i quali è ipotizzabile una sostituzione della variante A, precedentemente valida, con la variante D o “gemeindeutsch” (ad es.”Spital”, con validità di standard in Austria, a cui potrebbe essersi sostituito recentemente “Krankenhaus”, variante valida sia in A che in D, per la quali sono attestati come varianti STIR nel “Variantenwörterbuch” i composti “Krankenhausstruktur” e “Krankenhausspesen”).

Secondo Ciccolone (2010:64), analizzando 400 varianti STIR attestate, la maggior parte (309) sono specifiche del Trentino-Alto-Adige.

Per quanto riguarda le altre varianti abbiamo invece che 48 si usano sia in Trentino-Alto-Adige sia in Svizzera, 38 si usano anche in Germania, 4 si usano anche in Austria mentre le restanti sono gemeindeutsch. Ciò significa quindi che sono valide in tutti i Paesi di lingua tedesca.

Pragmatica

Per quanto riguarda la pragmatica, secondo la seconda edizione del Variantenwörterbuch des Deutschen (Ammon / Bickel / Lenz 2016), esistono dei sudtirolismi nella modalità in cui si dice l’ora.

Infatti, come riporta Ammon / Bickel / Lenz (2016: LXXVII),

Die Einteilung in Viertelstunden wird national und regional unterschiedlich bezeichnet.

In Österreich, vor allem im Osten und Süden, sowie im Südwesten, Mittelosten und Nordosten Deutschlands heißt „5 Uhr 15“ “viertel sechs”.

Im Westen Österreichs, in der Schweiz, im Südosten Deutschlands und im Mittelwesten und Nordwesten Deutschlands heißt es “Viertel nach fünf”. Außerdem findet sich die Bezeichnung “Viertel über fünf” in Teilen Österreichs, vor allem in der Mitte und in Südtirol.

„5 Uhr 45“ heißt in Österreich sowie im Süden und im mittleren Westen und Nordwesten Deutschlands “drei viertel sechs”; in der Schweiz sowie im mittleren Westen und Nordwesten Deutschlands dagegen “Viertel vor sechs”. In Südtirol findet sich zudem “drei Viertel auf sechs “(neben “drei viertel sechs”).

Pronuncia

Abbiamo detto che il tedesco in Trentino-Alto-Adige è normato dall’Österreichisches Wörterbuch e dalle grammatiche austriache. Per questo, anche per la pronuncia ci si rifà a ciò che è stato stabilito in Austria, Svizzera o Germania.

Tuttavia, come sottolinea Prast (2009/2010: 28), “la pronuncia è caratterizzata principalmente da un colorito particolare, che può essere ricondotto all’influsso dialettale”.

Al contrario, invece, secondo Prast le interferenze con l’italiano sono molto meno rispetto a quanto i linguisti fossero soliti pensare. Infatti, le interferenze sono generalmente malviste per paura di perdere il contatto con i Paesi di lingua tedesca. E quindi sono considerate come un’aberrazione dalla norma (Prast 2009/2010:28-29). Per questo, in passato, si è tentato di combatterle e di evitarle ad ogni costo.

L’uso del tedesco in Trentino-Alto-Adige

Arrivati a questo punto, forse ti starai chiedendo: Chiara, ma in che situazioni in Alto Adige si usa il tedesco standard e in quali invece il dialetto?

Un interessante studio a tal proposito è quello di Ciccolone (2010).

Egli intervista 78 persone di ogni età e aree di residenza all’interno della provincia di Bolzano per “verificare l’orientamento alla norma e gli effetti della codificazione del tedesco in Sudtirolo, attraverso le valutazioni dei parlanti nei confronti delle diverse varietà standard del tedesco e degli altri codici presenti nello spazio linguistico dei tedescofoni sudtirolesi” (Ciccolone 2010:67).

L’oggetto dell’indagine era quindi quello di capire:

  1. quali sono le riflessioni metalinguistiche dei tedescofoni sudtirolesi;
  2. qual è il loro atteggiamento nei confronti di un campione di forme linguistiche (in particolare per quanto riguarda il vocabolario) che siano d’esempio delle diverse varietà e spingano il comportamento correttivo e il loro orientamento alla norma;
  3. il comportamento correttivo nei confronti di “forme lessicali dello standard austriaco, dello standard di Germania, dello standard sudtirolese (secondo il Variantenwörterbuch), del dialetto e delle forme interferite dall’italiano” (ibid.: 68).

Gli informatori sono stati scelti in base alla loro età (nati tra il 1921 e il 1989) e alla residenza (tra Bolzano e Brunico). In tal modo, l’autore poteva analizzare se ci fossero differenze nell’uso del tedesco da parte delle diverse generazioni e differenze a livello regionale.

Siccome, come abbiamo detto più sopra, l’indagine aveva un triplice obiettivo, essa era quindi composta da 3 fasi.

All’inizio, infatti, è stata presentata la ricerca, spiegato il questionario e sono stati raccolti i dati anagrafici necessari per l’intervista.

Successivamente, Ciccolone ha svolto “un’intervista semistrutturata, volta a raccogliere le opinioni esplicite ed inferire gli atteggiamenti linguistici su vari argomenti: rapporti col gruppo italofono, spazio linguistico individuale e comunitario, varietà standard del tedesco, forme e funzioni del tedesco in Sudtirolo;” (Ciccolone 2010:70).

Infine, nella terza fase, c’era un questionario che Ciccolone compilava insieme all’informatore e che lasciava commentare da quest’ultimo.

L’interlocutore (non necessariamente un esperto di linguistica) veniva quindi messo a proprio agio.

Ogni intervista è stata condotta in un ambiente familiare all’informatore: il posto di lavoro durante una pausa, l’abitazione, un locale pubblico frequentato abitualmente. In particolare, ogni intervista si è svolta in un ambiente pienamente tedescofono, in cui l’informatore potesse sentirsi a proprio agio a parlare nella propria varietà di tedesco. Per lo stesso motivo, l’intervista è stata condotta interamente in lingua tedesca: come intervistatore, ho cercato di accomodare il mio tedesco lingua straniera verso la varietà regionale di tedesco, provando a “colorire” la pronuncia con alcune delle particolarità locali più marcate, tuttavia evitando scrupolosamente l’uso di particolarità dialettali e allo stesso tempo optando per forme “gemeindeutsch” al posto di varianti austriache, tedesche o sudtirolesi dello standard. (Ciccolone 2010:70).

I risultati di questa indagine di Ciccolone (2010) sono i seguenti:

  1. I contatti tra il gruppo di lingua italiana e quello di lingua tedesca sono più frequenti nei grandi centri urbani, mentre sono più rari nelle valli.
  2. Sono soprattutto i più giovani tra gli informatori ad avere maggiori contatti con coetanei di lingua italiana.
  3. Soprattutto gli informatori di Bolzano avvertono la distanza dal gruppo italofono, perché a loro dire la scuola non consentirebbe agli italofoni di imparare per bene la lingua tedesca;
  4. Se si trovano a parlare con un italofono, alcuni tedescofoni preferiscono usare l’italiano piuttosto che il tedesco. I tedescofoni, infatti, sono abituati a utilizzare il proprio dialetto, mentre gli italofoni capiscono e parlano soltanto la lingua standard, poco usata invece dai madrelingua (Ciccolone 2010:82).
  5. Gli abitanti tedescofoni del Trentino-Alto-Adige utilizzano prevalentemente il dialetto nella comunicazione informale e quotidiana. Ciò non si limita solo alla famiglia e agli amici, perché si parla in dialetto anche sul posto di lavoro o nella vita pubblica (Ciccolone 2010:85).
  6. Con dialetto non bisogna intendere soltanto le parlate di un singolo paese o vallata. La parola dialetto viene intesa in senso generale. E quindi diventa sinonimo di Umgangssprache, intesa “nel significato più popolare di “lingua comune”, “lingua di tutti i giorni””. (Ciccolone 2010:86).
  7. “Il dialetto è ritenuto molto importante per la comunicazione tra i tedescofoni in Sudtirolo, non solo per il suo valore identitario, ma anche per la sua ricchezza espressiva. Ci si riferisce al dialetto anche come ad una “terza lingua”, che concorre con l’italiano e il tedesco standard a formare il plurilinguismo sudtirolese”(Ciccolone 2010:89).
  8. “Mentre il “dialetto”, nel senso di “dialetti di base + Umgangssprache”, è ritenuto valido per la comunicazione orale sia in contesti informali che semi-informali, al tedesco Hochdeutsch sono riservati gli ambiti più ufficiali, della burocrazia o dell’insegnamento scolastico, e gli usi scritti” (Ciccolone 2010:90).
  9. L’influenza di altre lingue, in particolare dell’italiano e dell’inglese, è vista in modo critico. In alcuni casi, le influenze dell’italiano sono viste come un elemento che aiuta la comunicazione. Al contrario, invece, soprattutto per le parole di origine inglese, c’è chi parla della Verwässerung del tedesco. Quasi come se i prestiti inglesi causassero un’innacquamento del tedesco. (Ciccolone 2010:91-92).
  10. “La maggior parte degli informatori tende a riconoscere una stretta parentela tra il tedesco parlato in Austria e quello locale; queste somiglianze sono attribuite non solo al livello dei dialetti […], ma anche agli usi più formali della lingua” (Ciccolone 2010:93).
  11. “Il tedesco bundesdeutsch è genericamente considerato “migliore”, nel senso di “più corretto”, “elegante”, “globale”; la varietà bundesdeutsch è ritenuta rappresentativa del “puro” Hochdeutsch, modello per tutta l’area tedescofona. È verso questa, quindi, che l’insegnamento scolastico dovrebbe orientarsi” (Ciccolone 2010:94).
  12. Esistono 6 raggruppamenti: parole come interessieren, sensibilisieren, Gute Arbeit, Stempelpapier, Jänner o Installateursono considerate appartenenti alla lingua tedesca standard. Finanzer, Patent, Marende o Gerstelsuppe sono considerate come tipicamente sudtirolesi, mentre parole come invece Marille o Brotzeit sono considerate “standard locale”. Alla Umgangssprache appartengono vocaboli come Jause e per qualcuno Jänner, Abbonament e Installateur. Al quinto raggruppamento appartengono parole come Abendbrot, Pergola, Thesis, ajournieren o Hader, che appartengono allo standard del tedesco in Germania o hanno un’influenza francese. Infine, al sesto gruppo appartengono quelle forme “aberranti”, ovvero sconosciute o scorrette, come per esempio Polent, Karabinieri, bolliertes Papier o Hader. (Ciccolone 2010:102-103).
  13. “Gli informatori percepiscono le forme bundesdeutsch presenti nel questionario come “zu deutsch”, troppo lontane dal tedesco conosciuto e usato.” (Ciccolone 2010: 105).
  14. Il tedesco austriaco è considerato meno raffinato e più adatto per gli usi informali. (Ciccolone 2010:109).
  15. “[…] molto spesso le varianti STIR non sono riconosciute come varianti locali, ma sono considerate come parte integrante del tedesco comune.” (Ciccolone 2010:113).
  16. “[…] la varietà STIR, con le sue particolarità è ritenuta più valida e corretta della varietà standard bundesdeutsch, che mostra invece delle strategie di sostituzioni molto simili a quelle delle creazioni ex-novo (basti confrontare la distribuzione di percentuali nelle due righe). Al contempo, la varietà percepita come “più corretta”, pienamente autonoma e che “copre” anche buona parte delle forme STIR specifiche (tra cui innanzituto forme come Identitätskarte o ajournieren) e quella gemeindeutsch, comprendente le forme di più larga diffusione.” (Ciccolone 2010:119).
  17. “In conclusione, l’orientamento alla norma per i tedescofoni sudtirolesi non pare soffrire né delle preoccupazioni puristiche nei confronti della lingua né dal desiderio di rimarcare la propria alterità elevando a standard la propria varietà diatopica, tipici di una situazione di conflitto linguistico emergente: il contatto linguistico non rappresenta più una reale minaccia per la sopravvivenza della lingua tedesca, bensì il plurilinguismo sudtirolese è visto dai tedescofoni come un segno distintivo della propria identità. La varietà standard del tedesco rappresenta, per i tedescofoni, il legame col resto dell’Europa di lingua tedesca, al di là dei confini politici” (Ciccolone 2010:120).

Fenomeni di contatto linguistico nel parlato in Trentino-Alto-Adige

In Trentino-Alto-Adige esistono dei fenomeni di contatto linguistico, soprattutto nella lingua parlata.

A questo punto forse ti starai chiedendo: Chiara, ma che cos’è il contatto linguistico?

Come riporta l’enciclopedia Treccani,

La compresenza di più lingue negli usi dei parlanti dà luogo a una situazione di contatto linguistico.

Una definizione classica di contatto linguistico si trova nell’opera di Uriel Weinreich che ha aperto la via alla ricerca su questo tema: «due o più lingue si diranno in contatto se sono usate alternativamente dalle stesse persone. Il luogo del contatto è quindi costituito dagli individui che usano le lingue» (Weinreich 1953; trad. it. 2008: 3).

Il procedere degli studi ha condotto a delineare via via un concetto più sfumato e più articolato di contatto, che può essere considerato dal duplice punto di vista dei parlanti o delle lingue (Berruto 2009). Dalla prospettiva dei parlanti, due (o più) lingue sono in contatto quando sono contemporaneamente padroneggiate in qualche misura da uno o più parlanti. Dalla prospettiva delle lingue, due (o più) sistemi linguistici (che possono essere anche una lingua e un dialetto) sono in contatto quando si trovano a interagire, cioè quando le loro strutture sono esposte all’azione dell’una sull’altra. Il luogo del contatto può essere sia il singolo parlante, sia la comunità sociale nel suo insieme, sia un determinato punto o territorio geografico, come messo a fuoco in un’altra definizione classica: «il contatto linguistico è l’uso di più di una lingua nello stesso luogo allo stesso tempo» (Thomason 2001: 1).

Il contatto di lingue è strettamente associato al bilinguismo (➔ bilinguismo e diglossia): una condizione solitamente ritenuta necessaria perché ci sia contatto linguistico è che ci siano parlanti bilingui. Ma a ben vedere due lingue possono trovarsi a interagire senza che si debba necessariamente presupporre che i parlanti o le comunità siano bilingui: è sufficiente che vi siano rapporti fra comunità diverse tali che una lingua abbia una qualche presenza in una comunità che parla un’altra lingua.

In questo senso, le lingue del mondo odierno sono per la gran parte a contatto con l’inglese, e ne risentono in varia misura l’influsso, senza che vi sia, o vada presupposta, effettiva conoscenza dell’inglese da parte dei loro parlanti (la cosa è particolarmente evidente per l’italiano). Il contatto linguistico è una situazione diffusa e molto comune, da considerare normale per la generalità delle comunità parlanti: ogni volta che una popolazione di una lingua si trova ad aver rapporti con una popolazione di un’altra lingua si ha infatti una situazione di contatto linguistico.

Vedi:https://www.treccani.it/enciclopedia/contatto-linguistico_%28Enciclopedia-dell%27Italiano%29/

 

Vediamo ora quali sono alcuni fenomeni di contatto linguistico che avvengono in Trentino-Alto-Adige.

Per descrivere meglio questi fenomeni, Ciccolone (2016:38-pp.) analizza il corpus Kontakto, un database che contiene testi di giornale ordinati in base a delle forme linguistiche predefinite (es. tutte le parti di testo che contengono la forma von + dativo).

La banca dati è costituita da un insieme di registrazioni audio associate a file di trascrizione realizzati tramite il software ELAN. Le registrazioni sono state raccolte quasi esclusivamente da membri della comunità locale, anch’essi parlanti bilingui, ricorrendo spesso a contatti della loro rete personale (familiari, amici, colleghi di lavoro etc.).

Gli scenari variano da contesti molto informali (conversazioni tra amici al bar, pranzi in famiglia) a contesti più controllati (intervista libera, compilazione di questionari), comprendendo tecniche di elicitazione dedicate come il “map task”.

Le trascrizioni delle registrazioni vengono successivamente separate parola per parola (tramite un processo automatico eseguito da ELAN chiamato “tokenization”), escludendo le pause e le parole non comprensibili e unendo locuzioni fisse e polirematiche (ad es., “va beh” viene considerato come un unico “token”).Infine, tutti i singoli “tokens” individuati vengono classificati in base a due livelli di informazione: parte del discorso e lingua.

La classificazione per parti del discorso utilizza una tassonomia piuttosto tradizionale e a maglie larghe, innanzitutto per permetterne l’applicazione a lingue con strutture sensibilmente diverse come italiano e tedesco. Tale scelta si è mostrata particolarmente efficace per lo studio dei fenomeni di enunciazione mistilingue, perché ne ha permesso l’osservazione e la classificazione in relazione a macrocategorie strettamente funzionali al tipo di analisi. (Ciccolone 2016:38).

Il corpus è “composto di circa 50 registrazioni, con oltre 90 informanti coinvolti (indicati negli esempi seguenti con una sigla alla fine) e più di 20 ore di parlato registrato” (Ciccolone 2016:39).

Dalla ricerca di Ciccolone (2016) è possibile notare che ci sono parole italiane inserite in modo isolato all’interno di frasi in tedesco sudtirolese (es. “di moni sitzt iå ålm isch ba insrår ragioneria prüfung (“La Moni sta sempre lì al nostro esame di ragioneria”;” Ciccolone 2016:39).

L’inserimento di parole italiane in un discorso in tedesco non è l’unico caso di contatto tra lingue. Infatti, come affermato da Dal Negro (2017:62-ff), in Trentino-Alto-Adige esiste un bilinguismo asimmetrico. Perché? Perché la situazione linguistica della zona ha conseguenze sulla definizione dell’identità degli abitanti.

Come mai? Come afferma Dal Negro (2017:62),

la presenza del dialetto tirolese nell’uso parlato quotidiano (e persino la preferenza per il tedesco scritto sull’italiano) implica la mediazione del dialetto trentino all’interno del repertorio linguistico, un fattore che marca l’identità locale della famiglia d’origine e dunque un contatto germanico-romanzo più intimo e di più lunga durata di quanto non avvenga per il resto della comunità italofona, di più recente insediamento e molto più variegata come origine.

Dato il rapporto di implicazione, tuttavia, un individuo o una famiglia parlante dialetto trentino non parlano necessariamente anche tedesco.

Il repertorio linguistico dei tedescofoni è di default più complesso in quanto presenta sempre l’accoppiata di tedesco-dialetto tirolese tipica dei repertori diglottici, alla quale si aggiunge quasi sempre l’italiano nei domini esterni alla famiglia (ciò vale soprattutto per gli studenti universitari), formali e informali.

Il plurilinguismo (incluso il dialetto trentino) nei domini amicali e di vicinato non implica necessariamente che la famiglia sia bilingue e che si parli anche trentino in casa; viceversa, però, se in famiglia si usa il trentino è molto probabile che lo si usi anche esternamente alla famiglia.

In Trentino-Alto-Adige è quindi possibile osservare interferenze sia a livello lessicale sia a livello culturale. E ciò anche se in modo o con gradi diversi.

Come afferma Dal Negro (2017:64), il contatto linguistico più frequente è quello che riguarda il piano lessicale.

In particolare, è più facile che un parlante (bilingue) passi dall’italiano all’uso sporadico di termini in tedesco-sudtirolese. Tale situazione riguarda sia la direzione italiano – tedesco sia quella inversa, anche se è più raro che si passi dal tedesco-sudtirolese all’italiano.

Se però una persona deve parlare di qualcosa tipicamente ladino / italiano / tedesco non si fa problemi a utilizzare la parola in italiano / tedesco / ladino.

Chiara, mi fai degli esempi? Eccoli qua:

1) wänn mir ragioneria< gmåcht hobm hån i gmuant i bin im kz [tirolese, italiano] ‘quando abbiamo fatto (l’esame di) ragioneria ho pensato che fossimo in campo di concentramento’

2) ma lì ti te g’avevi hoåmwe non de mi [trentino, tirolese] ‘ma lì tu avevi nostalgia non di me’

3) na des isch balas con ferseiles [tirolese, ladino] ‘no, quello è canederli con fagioli

4) tu passes via la prima kraizung [ladino, >tirolese] ‘tu superi il primo incrocio’

Fonte: Dal Negro (2017:64).

Infine, un fenomeno di contatto linguistico molto interessante è “il prestito (occasionale, nella forma di switch di parole funzionali, il quale richiede un tipo di contatto meno superficiale e di più lunga durata rispetto al prestito lessicale e soprattutto la presenza di comunità di bilingui e di pratiche discorsive bilingui ricorrenti” (Dal Negro 2017:64).

Esempi di questo fenomeno sono i seguenti:

5)ma, i hån a poor mål gwunkn però hån i gsåg va boh si håt zu tian kåp mitn kind [tirol., ital.] ‘ma, io ho salutato un paio di volte però ho pensato: va beh, aveva da fare con il bambino’

6) ah beh, ma wåasch wiso? [tirol., ital.] ‘ah beh, ma sai perché?’

7) ie son pu for tlo y ie rejoni for tudësch cun ëi però ëi danter ëi rejona ladin! [lad., ital.] ‘io sono sempre qui e parlo sempre tedesco con loro però fra di loro parlano ladino’

Fonte: Dal Negro (2017:65).

Conclusioni

La lingua tedesca parlata in Trentino-Alto-Adige è in continua evoluzione ed è un elemento identitario per i suoi abitanti.

Infatti, i tedeschi sudtirolesi affermano di identificarsi come tedeschi, nel senso molto generale di persone di madrelingua tedesca ( Ciccolone 2010:121-132). Allo stesso tempo, però, per motivi politici non possono dirsi di appartenere all’Austria o ad altri Paesi di lingua tedesca.

La situazione linguistica del Trentino-Alto-Adige resta però interessante. Anche e soprattutto per i rapporti con le diverse comunità linguistiche della zona. I contatti tra le varie comunità sono infatti più intensi nei centri urbani, mentre sono minori nelle valli montane.

Laddove c’è più contatto tra le varie comunità linguistiche c’è quindi anche più abitudine a passare da una lingua all’altra (code switching). Ciò avviene soprattutto da parte dei trentini di madrelingua tedesca.

Questi ultimi, infatti, sono abituati a parlare dialetto in quasi tutte le situazioni della vita quotidiana (ad eccezione degli usi scritti e burocratici). Tale lingua è però inaccessibile ai trentini di madrelingua italiana o ladina.

Per tale motivo, quindi, i parlanti di madrelingua tedesca tendono a inserire nei loro discorsi parole che fanno da “ponte” tra le due lingue e le due culture, come per esempio Hydrauliker, Karabinieri, Questur, Supplenz, …

Le interferenze lessicali non sono però le uniche. Infatti, come abbiamo visto nell’ultimo paragrafo, ci sono anche interferenze culturali.

Se chi parla ritiene che un concetto che vuole esprimere non possa essere spiegato nella lingua della comunicazione, egli utilizza direttamente la parola italiana / tedesca / ladina.

Proprio per via di questa situazione linguistica, i trentini di madrelingua tedesca sono ben consapevoli del pluricentrismo della lingua tedesca. Come ha dimostrato lo studio di Ciccolone (2010), i sudtirolesi percepiscono però la propria varietà di tedesco come fortemente influenzata dai dialetti locali. Per questo, secondo loro, bisognerebbe parlare l’Hochdeutsch o il bundesdeutsch. Cioè la varietà di tedesco parlato in Germania è quella migliore.

E questo nonostante, per certi aspetti, il tedesco di Germania sia considerato lontano da quello a cui i sudtirolesi sono abituati.

Per la vita di tutti i giorni i sudtirolesi preferiscono il tedesco austriaco. Anche quest’ultimo, però, così come il tedesco sudtirolese è caratterizzato da un forte regionalismo.

I sudtirolesi iniziano poi a sviluppare una maggiore tolleranza verso i prestiti stranieri. Ciò riguarda soprattutto i giornali. Questi ultimi, infatti, un tempo erano di dominio della lingua tedesca parlata in Germania nel suo stato più puro.

Tuttavia, c’è differenza tra prestito e prestito. Infatti, gli informatori di Ciccolone (2010) dimostrano di accettare meglio i prestiti dall’italiano. Mentre gli anglicismi sono visti da alcuni informatori come un danno per il tedesco.

Perché? Perché tanti termini di origine italiana sono molto diffusi nel tedesco del Trentino-Alto-Adige. Mentre invece gli anglicismi sono percepiti come qualcosa di estraneo.

Sarebbe quindi interessante sapere come si evolverà la situazione linguistica in Trentino-Alto-Adige nei prossimi anni e decenni.

E tu? Hai mai avuto contatti con persone di madrelingua tedesca provenienti dal Trentino-Alto-Adige? Che esperienze hai fatto? Raccontalo nei commenti sotto la bibliografia!

Bibliografia

Abfalterer, H. (2007): Der Südtiroler Sonderwortschatz aus plurizentrischer Sicht: lexikalisch-semantische Besonderheiten im Standarddeutsch Südtirols. Innsbrück: Innsbruck University Press.

Ammon / Bickel / Lenz (2016): Variantenwörterbuch des Deutschen: Die Standardsprache in Österreich, der Schweiz, Deutschland, Liechtenstein, Luxemburg, Ostbelgien und Südtirol sowie Rumänien, Namibia und Mennonitensiedlungen, Berlin / New York: De Gruyter.

Ciccolone, S. (2010): Lo standard tedesco in Alto Adige: l’orientamento alla norma dei tedescofoni sudtirolesi. Milano: Edizioni Universitarie di Lettere, Economia e Diritto.

Ciccolone, S. (2016): “Italiano e tedesco in contatto: alcune osservazioni macro- e microsociolinguistiche in Alto Adige”. In: Quaderns d’Italià 21, 2016, pp. 27-44.

Dal Negro, S. (2017): “Bilinguismo asimmetrico in Alto Adige: lo spazio sociolinguistico dell’italiano.” In: Bombi, R. (2017): Nuovi spazi comunicativi per l’italiano nel mondo. Udine: Forum Edizioni.

Eichinger, L. (2001): „Die soziolinguistische Situation der deutschen Sprachgruppe in Südtirol“. In: Egger, K. / Lanthaler, F. (2001): Die deutsche Sprache in Südtirol: Einheitssprache und regionale Vielfalt. Wien / Bozen: Folio Verlag.

Lanthaler / Saxhalber-Tetter (1995): „Die deutsche Standardsprache in Südtirol“. In: Muhr, R. (Hrsg.) (1995): Österreichisches Deutsch: linguistische, sozialpsychologische und sprachpolitische Aspekte einer nationalen Variante des Deutschen. Wien : Hölder-Pichler-Tempsky.

Lanthaler, F. (1997): „Varietäten des Deutschen in Südtirol“. In: Stickel, Gerhard (Hrsg.) (1997): Varietäten des Deutschen. Regional- und Umgangssprachen. Berlin, New York: de Gruyter, pp. 364-383.

Prast, M. (2008/2009): Mundart und Standardsprache in der deutschsprachigen Radiowerbung im Südtiroler Raum. Tesi di dottorato seguita dalla prof.ssa Silvia Dal Negro presso la Freie Universität Bozen.

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59 commenti su “Il tedesco in Trentino-Alto-Adige tra dialetto, standard e lingua di contatto”

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